Gli elenchi di "100 modi di usare l'AI in azienda" hanno un difetto comune: mettono sullo stesso piano cose che funzionano domani mattina e cose che richiedono dati, persone e budget che una PMI non ha. Il risultato è che si parte dall'idea più affascinante invece che da quella più utile.
Qui ce ne sono sette, scelti con un criterio preciso: funzionano con i dati che un'azienda piccola ha già, e il risultato si può controllare. Per ciascuno trovate cosa fa, cosa serve per partire e dove si rompe.
La regola che li tiene insieme#
Un modello linguistico è molto bravo in due cose: capire testo scritto in modo disordinato e scrivere testo plausibile. È debole in tutto il resto: fare calcoli esatti, ricordare dati che non gli avete dato, prendere decisioni di cui qualcuno deve rispondere.
Da qui la regola che usiamo in ogni progetto: l'AI legge e scrive, il software tradizionale calcola e decide. Quando un caso d'uso rispetta questa divisione, di solito funziona. Quando chiede all'AI di calcolare o di decidere da sola, di solito produce errori che sembrano risposte.
Un esempio dal nostro lavoro. Su StatArena, una piattaforma di statistiche e pronostici sul calcio, i pronostici non li fa l'AI: li calcola un motore statistico sui dati reali delle partite. L'AI c'è, ma fa un altro mestiere: capisce le domande degli utenti. Ognuno fa la cosa in cui è affidabile.
1. Rispondere alle domande che i clienti fanno sempre#
Orari, spedizioni, resi, disponibilità, come si usa il prodotto. Un assistente che risponde da una fonte che controllate voi toglie all'assistenza la parte ripetitiva e risponde anche alle dieci di sera.
Cosa serve: le risposte scritte da qualche parte, complete e aggiornate. Se oggi stanno solo nella testa di chi risponde, il primo lavoro è metterle per iscritto.
Dove si rompe: quando la fonte non contiene la risposta e l'assistente prova a rispondere lo stesso. Va progettato perché in quel caso dica "non lo so" e passi il cliente a una persona.
È il caso d'uso più richiesto e quello con più trappole. L'abbiamo trattato per intero in chatbot AI per l'assistenza clienti: quando conviene.
2. Estrarre i dati dai documenti che arrivano#
Ordini mandati per email in formati sempre diversi, DDT scansionati, preventivi dei fornitori in PDF, moduli compilati a mano. Qualcuno oggi li legge e ricopia i dati nel gestionale. Un modello può leggerli e proporre i campi già compilati: cliente, articoli, quantità, date.
Una precisazione importante: le fatture elettroniche italiane non hanno bisogno dell'AI. Arrivano dallo SdI in formato XML, cioè già strutturate, e si importano con un normale collegamento software. L'AI serve per tutto ciò che arriva come documento da leggere, non come dato.
Cosa serve: qualche decina di documenti reali per provare, e un gestionale in cui i dati estratti possano entrare.
Dove si rompe: se i dati estratti finiscono nel gestionale senza che nessuno li guardi. La forma giusta è "il sistema compila, una persona conferma": il tempo risparmiato è quello della ricopiatura, il controllo resta. Se i documenti arrivano sempre nello stesso formato, poi, conviene un'estrazione tradizionale, più economica e più prevedibile.
3. Smistare le richieste scritte in testo libero#
Una casella info@ dove arrivano preventivi, reclami, candidature, fornitori e pubblicità.
Smistarle per regole fisse funziona finché le richieste usano le parole giuste; quando non
le usano, serve qualcuno che legga. Un modello può leggere ogni messaggio, classificarlo
("richiesta di preventivo", "reclamo", "fornitore") e mandarlo alla persona giusta, con un
riassunto di due righe.
Lo smistamento in sé non richiede l'AI. Lo abbiamo descritto tra i processi da automatizzare subito e spesso basta un modulo ben fatto. L'AI entra quando non potete costringere chi scrive a usare un modulo.
Cosa serve: l'elenco delle categorie e, per ciascuna, chi se ne occupa.
Dove si rompe: sulle richieste urgenti classificate male. Per questo il modello smista, non risponde, e niente esce dall'azienda senza che una persona l'abbia letto.
4. Scrivere bozze di testi ricorrenti a partire da dati#
Schede prodotto da compilare per un catalogo di centinaia di articoli, descrizioni di immobili, report mensili per i clienti, comunicazioni periodiche. Sono testi in cui le informazioni esistono già, in una tabella o nel gestionale, e manca solo la prosa.
Su La Tribuna Sportiva, una testata sportiva online, la cronaca di una partita si scrive e si pubblica da sola al fischio finale. Il modello riceve i dati ufficiali della gara (risultato, marcatori, statistiche) con un'istruzione precisa: usare esclusivamente quelli, senza aggiungere gol, nomi o dichiarazioni. Sopra ci sono i controlli: fonte citata, notizie non più attuali scartate, e i testi che non superano le verifiche vanno in una coda di revisione umana invece che online. E gli articoli generati sono firmati "Redazione AI", così il lettore sa chi li ha scritti.
Cosa serve: dati strutturati da cui partire e qualche esempio del testo che volete ottenere, scritto bene, con il vostro tono.
Dove si rompe: quando si chiede al modello di scrivere senza dargli i fatti. In quel caso li inventa. La qualità del testo dipende dalla qualità dei dati molto più che dal modello scelto.
5. Trovare le risposte nei documenti interni#
Procedure, manuali tecnici, condizioni contrattuali, listini, verbali. In molte aziende l'informazione esiste, ma per trovarla bisogna sapere in quale cartella e in quale file, e quindi si finisce per chiedere al collega che lo sa. Un assistente interno può cercare nei documenti e rispondere citando il documento da cui ha preso la risposta.
Cosa serve: documenti ordinati e soprattutto non contraddittori. Se convivono tre versioni della stessa procedura, l'assistente ne troverà una, non necessariamente quella giusta.
Dove si rompe: sui permessi. Se un documento è riservato all'amministrazione, anche l'assistente deve rispettarlo: chi chiede deve vedere solo le risposte che potrebbe leggere da solo. Va deciso prima, non scoperto dopo.
6. Riassumere quello che nessuno ha tempo di rileggere#
Una conversazione email di quaranta messaggi, un contratto lungo, la trascrizione di una riunione, le recensioni dei clienti degli ultimi sei mesi. Il riassunto è il caso d'uso più semplice da mettere in piedi e quello che si prova in un pomeriggio.
Cosa serve: quasi niente, a parte una regola chiara su quali documenti si possono mandare a quale servizio.
Dove si rompe: su due punti. Il primo: un riassunto può omettere proprio la clausola che contava, quindi per contratti e documenti legali è un aiuto alla lettura, non un sostituto. Il secondo è la riservatezza: incollare un contratto o i dati di un cliente in uno strumento personale gratuito significa mandarli a un fornitore con cui l'azienda non ha un contratto. Gli strumenti vanno scelti a livello aziendale, con condizioni che dicano dove finiscono i dati e se vengono usati per addestrare i modelli.
7. Interrogare i propri dati in italiano#
"Quanto abbiamo fatturato in Campania a marzo rispetto all'anno scorso?" Per rispondere, oggi qualcuno apre il gestionale, esporta, filtra, fa una tabella. Un assistente può ricevere la domanda in italiano e restituire il numero.
Qui la regola dell'inizio pesa più che altrove. Su StatArena gli utenti fanno domande sulle statistiche delle partite all'assistente, Mira. Il modello non risponde con i numeri: traduce la domanda in una richiesta strutturata, il server recupera i dati dal database e la risposta si costruisce su quelli. I numeri presenti nella risposta vengono confrontati con quelli prodotti dal server. Un numero che il modello si è inventato non passa.
Cosa serve: dati ordinati in un solo posto, o almeno in pochi, con nomi comprensibili.
Dove si rompe: se si lascia al modello il calcolo o l'accesso libero al database. Nel primo caso i numeri sono plausibili e sbagliati, nel secondo una domanda formulata male può leggere dati che non doveva.
Cosa non chiedere all'AI#
Tre usi che vediamo proporre spesso e che sconsigliamo a una PMI:
| Uso | Perché no |
|---|---|
| Calcoli, preventivi, conteggi | Il modello produce numeri verosimili, non esatti. Il calcolo lo fa il software, l'AI al massimo lo spiega. |
| Decisioni sulle persone senza revisione | Selezione del personale, valutazione del credito, valutazione dei dipendenti. Oltre al rischio di errore, sono ambiti che il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale classifica ad alto rischio, con obblighi precisi. |
| Previsioni senza storico | Se non avete i dati di vendita di qualche anno, nessun modello può prevedere le vendite del prossimo. Prima si raccolgono i dati, poi si prevede. |
Due obblighi da conoscere prima di partire#
- Trasparenza. Chi parla con un assistente automatico deve saperlo. E un testo generato e pubblicato su temi di interesse pubblico va dichiarato come tale, salvo che una persona lo abbia rivisto e se ne assuma la responsabilità. Lo prevede il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale.
- Dati personali. Mandare dati di clienti o dipendenti a un servizio di AI è un trattamento come gli altri: serve un fornitore con un contratto adeguato, un'informativa che lo dica e la possibilità di cancellare i dati su richiesta.
Nessuno dei due è un ostacolo, se se ne tiene conto dall'inizio. Diventano un problema quando l'AI entra in azienda dalla porta di servizio, con strumenti personali usati per lavoro.
Da dove partire#
Non dai sette insieme. Il criterio per scegliere il primo è lo stesso di qualunque automazione:
- un'attività che si ripete ogni settimana, non una volta l'anno;
- con un risultato che una persona può controllare in pochi secondi;
- dove un errore costa poco e si corregge prima che arrivi a un cliente.
Riassunti, smistamento delle richieste ed estrazione di dati con conferma umana di solito rispettano tutti e tre. L'assistente che parla direttamente con i clienti rende di più, ma conviene arrivarci dopo, quando le risposte sono scritte e il controllo è collaudato.
Prima di partire, misurate quanto tempo prende oggi l'attività che volete affidare all'AI: è l'unico modo di sapere, dopo, se è servito. Il metodo per farlo è in quante ore si recuperano davvero con l'automazione.