La domanda che ci arriva più spesso non è "si può automatizzare?". Quasi tutto si può automatizzare. La domanda giusta è quale processo conviene automatizzare per primo, perché il primo determina se il progetto continua o si ferma lì.
Questa è la lista da cui partiamo quando facciamo la mappatura dei processi con un'azienda. Non è un elenco di tecnologie: è un elenco di punti in cui, nella maggior parte delle PMI che vediamo, il lavoro si inceppa sempre allo stesso modo.
Come si riconosce un processo che vale la pena automatizzare#
Prima dei cinque, il criterio. Un processo è un buon candidato quando ha tutte e quattro queste caratteristiche:
- Si ripete. Non una volta al mese: ogni giorno, o comunque abbastanza spesso da poterlo descrivere a memoria.
- Ha regole chiare. Chi lo esegue non deve decidere caso per caso. Se la risposta a "come si fa?" è "dipende", il processo non è ancora pronto.
- Le eccezioni sono poche. Un processo con più eccezioni che casi normali non è un processo: è una serie di decisioni.
- Sbagliarlo costa. Un dato copiato male, una scadenza persa, un cliente non richiamato. Se un errore non produce conseguenze, il tempo risparmiato è l'unico guadagno, e spesso non basta a giustificare il lavoro.
Se mancano gli ultimi due, quasi sempre conviene prima sistemare il processo e solo dopo automatizzarlo. Automatizzare un processo rotto produce errori più in fretta.
1. Approvazioni e richieste interne#
È il primo della lista perché è quello dove il tempo perso è più difficile da vedere. Ferie, note spese, ordini di acquisto, richieste al reparto IT: finché passano via email, nessuno sa a che punto sia una richiesta, chi debba agire, e quante ne siano rimaste indietro. Il costo non è la singola email, sono il sollecito, la riunione per capire dove si è fermata la pratica e la decisione presa in ritardo.
È il caso su cui abbiamo lavorato con il gestionale richieste e approvazioni: lo scambio di email è stato sostituito da un flusso in cui ogni richiesta ha uno stato, un responsabile e una storia, con una dashboard che mostra volumi e pratiche in attesa senza doverle cercare.
Il segnale che è il momento di farlo: qualcuno in azienda passa del tempo a chiedere a che punto siamo.
2. Il passaggio di dati da uno strumento all'altro#
Il gestionale non parla con il CRM, il CRM non parla con il programma di fatturazione, e in mezzo c'è una persona che copia e incolla. È l'automazione con il rapporto costo-beneficio migliore in assoluto, perché il doppio inserimento non fa perdere solo tempo: produce due versioni degli stessi dati che, prima o poi, smettono di coincidere.
Da guardare per prime sono le informazioni che percorrono tutta l'azienda: l'anagrafica cliente, l'ordine, il pagamento. Se lo stesso dato viene digitato più di una volta da persone diverse, quello è il punto da collegare.
Quasi tutti i gestionali moderni espongono un'API. Quando non c'è, il collegamento si può comunque costruire: costa di più, ma resta quasi sempre meno del tempo che sostituisce.
3. I report ricorrenti#
Il report settimanale delle vendite, il riepilogo mensile per la direzione, il foglio che qualcuno prepara ogni lunedì mattina prendendo i numeri da tre posti diversi. Questo processo ha una caratteristica che lo rende un candidato ideale: il risultato è verificabile. Il report generato in automatico o coincide con quello fatto a mano, o non coincide, e ve ne accorgete subito.
È anche il motivo per cui è un buon primo progetto quando c'è scetticismo interno. Si tiene il processo manuale in parallelo per qualche settimana, si confrontano i due risultati, e la discussione finisce.
Nota pratica: se preparare il report richiede giudizio, cioè scegliere cosa includere o commentare uno scostamento, automatizzate la raccolta dei numeri, non il commento. La parte che vale è quella che resta alla persona.
4. Lo smistamento delle richieste in arrivo#
Il modulo del sito, l'email all'indirizzo generico, il messaggio su WhatsApp. Arrivano tutti nello stesso posto, e qualcuno li smista a mano. Nelle aziende piccole quel qualcuno di solito ha anche un altro lavoro, e la richiesta aspetta finché non ha tempo.
Qui l'automazione fa tre cose semplici e ad alto impatto: registra la richiesta dove non si può perdere, la assegna a chi di dovere secondo una regola scritta, e manda una conferma a chi ha scritto. Nessuna di queste è intelligenza artificiale: sono regole. La differenza è che rispondere in dieci minuti invece che in due giorni cambia l'esito di un preventivo.
Attenzione a una cosa: automatizzate lo smistamento, non la risposta. Una risposta automatica che finge di essere una persona fa più danni del ritardo.
5. Promemoria e solleciti#
Scadenze contrattuali, rinnovi, pagamenti non incassati, appuntamenti da confermare. È l'automazione più noiosa e una di quelle che si ripaga prima, perché sostituisce un lavoro che nessuno ha voglia di fare e che quindi, regolarmente, non viene fatto.
Il criterio del costo dell'errore qui è evidente: una fattura che nessuno sollecita resta non incassata, un appuntamento non confermato diventa un buco in agenda. E la regola è banale da scrivere: X giorni dopo la data Y, se lo stato è ancora Z, manda questo messaggio a questa persona.
Se dovete sceglierne uno solo per cominciare e nessuno degli altri quattro vi sembra urgente, cominciate da qui: è il più veloce da mettere in piedi e il più facile da spegnere se non serve.
Tre processi da cui non partire#
Simmetricamente, i casi in cui rimandare è la scelta giusta:
| Processo | Perché rimandare |
|---|---|
| Un processo che cambia ogni pochi mesi | L'automazione va rifatta ogni volta. Prima si stabilizza il processo, poi lo si automatizza. |
| Un processo con più eccezioni che casi normali | Ogni eccezione diventa una regola in più. Si finisce per costruire qualcosa di più complicato del lavoro manuale. |
| Un processo che nessuno sa descrivere per intero | Se servono tre persone per ricostruire come funziona, il primo lavoro non è automatizzarlo: è mapparlo. |
Il terzo caso è più frequente di quanto sembri, ed è anche il più utile: la mappatura, da sola, fa spesso emergere passaggi che si possono semplicemente eliminare. Un passaggio tolto costa meno di un passaggio automatizzato.
Da dove si comincia davvero#
Prima di scegliere lo strumento servono due numeri: quante volte il processo viene eseguito in una settimana e quanto tempo richiede ogni volta. Non stime a memoria, ma una misura, anche approssimativa, presa per qualche giorno.
Quei due numeri servono a due cose. La prima è decidere l'ordine: il processo da automatizzare per primo è quello con il prodotto più alto, non quello che dà più fastidio. La seconda è poter dire, fra tre mesi, se è servito. Senza il numero di partenza il risparmio di tempo resta un'impressione, e le impressioni non sopravvivono al primo taglio di budget.
Se volete un punto di partenza concreto, il modo più rapido è mettere per iscritto i cinque processi qui sopra e segnare, accanto a ciascuno, chi lo fa e quanto ci mette. Nella maggior parte dei casi il primo candidato salta fuori da solo.